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Parte 2 / 6 La Squadra della Morte I fatti storici narrano che l’incarica dell’esecuzione è stata assegnata ad una squadra militare, di solito composta da un centurione e da almeno quattro soldati Romani. L’esecuzione era pubblica, sotto il controllo dell’autorità Romana, quella, dei Capi dei Giudei ed ovviamente, di un gran numero di spettatori della massa del popolo. Le procedure legislative dell’Impero Romano sono scrupolose. Quando si assegna l’incarico d’esecuzione ad una squadra militare, essa è tenuta di portare la missione a termine. In caso contrario, la stessa squadra, viene condannata alla medesima pena – l’esecuzione capitale. Una negligenza quindi, da parte della squadra della morte, è impensabile. Siamo vincolati dunque, secondo questa teoria dello svenimento a presumere che: i soldati Romani non erano in grado di eseguire un’esecuzione ed accertare la morte del condannato; che, i suoi grandi nemici – Capi Giudei presenti, quelli che, desideravano impetuosamente la sua morte, non erano pure loro capaci di verificare, se il condannato è realmente deceduto, prima di andare a coricarsi in santa pace, il ché non è in nessun modo concepibile. Ora consideriamo i diversi momenti della passione di Cristo, per vedere se un uomo poteva patire tutto questo e restare comunque in vita. *
* * La Flagellazione Cristo subì in primo luogo la flagellazione. Ora molti pensano che, questa pena é un processo normativa abbinato alla crocifissione. Non, invero, i Romani non si mostravano a tal punto barbarici. Secondo la legge, un condannato a morte, non è tenuto di subire altre sanzioni, particolarmente quella della flagellazione che, sarebbe già un’estrema punizione sopportabile per un essere umano.
Il flagello romano, era composto di nervi o tendini d’animali. All’estremità si fissano delle ossa, pietre o pezzi di metallo. La fustigazione, secondo la legge romana, prevedeva trentanove fruste. È legittimo chiedere: ma perché proprio trentanove e non quaranta? Semplice, perché i Romani, sapevano che, questo era il limite sopportabile da un essere umano. Il colpo numero quaranta, é considerato appunto, quello di una morte sicura. Questo si apprende certamente con l’esperienza. Da questo capiamo bene che, già la flagellazione è una pena massima in se stessa. Da questo capiamo che Cristo, sfortunatamente, subì due sentenze estreme: la flagellazione e la crocifissione. Questo però, non fu intenzionalmente progettato. Pilato – il Governatore Romano, non volendo condannare Cristo alla pena di morte, decretò di castigarlo. Sperando così di calmare le anime dei suoi accusatori, con l’intenzione magari di poterlo rilasciare in seguito. Purtroppo questa sua brillante idea non funzionò, egli non fu capace purtroppo di soddisfare la loro sete di sangue. Cristo dunque, fu arrestato, maltrattato dai suoi avversari, picchiato dai soldati, brutalmente flagellato, incoronato con una corona di spine sul capo. Dopo tutto questo, Egli alzò un pesantissimo tronco per una lunga strada fino al Gòlgota, cadendo per tre volte dalla fiacchezza. Dolenza, fiacchezza, sofferenza, ma soprattutto, egli subì un’abbondante perdita di sangue. Stremato quindi, egli fu inchiodato sulla croce, dunque ancora un’altra perdita di sangue. La causa diretta della sua morte però, è attribuita al soffocamento. *
* * Il Soffocamento L’appoggio dei piedi che si trova sulla croce, non era mica creato per accomodare il suppliziato ma piuttosto, per allungare lo spettacolo della sua agonia. Il condannato così, poteva appoggiarsi ed alzare il peso del suo corpo sospeso dalle braccia, per respirare. Senza quest’appoggio, i muscoli del cesto in quella posizione premano sui polmoni e rendono il meccanismo del respiro impossibile quindi, la morte per soffocazione avviene in qualche minuto. Cristo, doveva spingere con le sue gambe, per sollevare il peso del suo corpo per respirare. Potete certamente capire che, queste spintoni provocavano dei dolori orrendi, a causa dei chiodi che misuravano circa diciotto centimetri di lunghezza e quasi un centimetro di larghezza, infilati nei suoi piedi e nelle sue mani.
Cristo, andò avanti così per circa tre interminabili ore. Quando le sue forze si sono ormai esaurite, egli non riusciva più a sollevarsi, dunque neppure a respirare, in seguito, rendendo l’ultimo suo respiro Egli morì soffocato. *
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